History of Pink

Breve storia del Colore Rosa

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Il colore rosa, come avrai certamente notato, fa parte del personal brand di Glam Observer ma, a parte questo, conosci la sua storia?

Il rosa è uno dei colori più discussi e problematici di sempre soprattutto nella società odierna.

Ideologicamente legato alla femminilità spesso viene rifiutato da un certo tipo di femminismo o abbracciato dagli uomini per rivendicare un’identità di genere al di là degli stereotipi.

Con il breve articolo di oggi andremo a scoprire l’origine dei significati che associamo a questo colore per comprenderlo un po’ meglio.

Partiamo dall’ovvietà, il rosa è sempre stato associato alla donna? Assolutamente no, anzi si tratta di una convinzione nata non più di sessant’anni fa.

Innanzitutto è necessario specificare che l’attribuzione di un colore a un particolare elemento non è qualcosa di assoluto e irreversibile ma anzi frutto del contesto in cui tale associazione nasce.

Nel diciassettesimo e diciottesimo secolo era prassi comune per gli uomini indossare indumenti color rosa durante le cerimonie, era infatti considerato un colore elegante e signorile. Richiamava la forza e la violenza del rosso vermiglio ma in toni più pacati e adatti alla vita mondana e di corte.

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In realtà l’uso di colori sgargianti, come poi la Moda in generale, era riservata all’epoca principalmente agli uomini come simbolo del proprio valore sociale, morale, dinastico.

Intorno agli anni ’30 dell’800 questa condizione inizia a cambiare, con la rivoluzione borghese l’abbigliamento degli uomini si incupisce, tingendosi di cromie scure e serie, il blu, il nero e il marrone sono i colori dominanti nell’armadio maschile e la sobrietà e il decoro diventano i valori della società che l’uomo si sente di rappresentare.

In questo periodo il rosa inizia a rappresentare la delicatezza, attributo che gli stereotipi vedono come indicativamente femminile.

In più il rosa viene sempre più associato al contesto dell’erotismo e della seduzione, negli anni ’50 la lingerie rosa ha infatti un picco di produzione e consumo. È proprio in questo periodo che si stabilisce come il rosa sia un colore tipicamente femminile.

Negli anni 20 del ‘900 il rosa diventa uno dei colori degli amati corsetti di Paul Poiret, re indiscusso della Moda francese, e torna di moda negli ambienti signorili.

Negli anni 50 si è ormai radicata nella società l’idealizzazione del colore come tinta unicamente femminile rappresentante dell’iper-femminilità grazie a figure come Barbie, la famosa bambola perfetta con il guardaroba perfetto che ancora oggi fa discutere.

In contemporanea con la sovrapproduzione industriale, il consumismo e l’avvento della pop art, il rosa diventa un colore democratico nella sua tonalità più satura, il magenta. Proprio in questo periodo il rosa diviene anche un colore associato al consumismo vuoto e becero, quello della plastica opaca di giocattoli e utensili della casa.

Nella Moda il rosa ha un percorso un po’ più articolato: nel 1936 Elsa Schiapparelli realizza un profumo dal packaging rosa intenso chiamato Shocking de Schiapparelli.

Si trattava di una tonalità talmente particolare che è sopravvissuta negli anni, il rosa Shocking è diventato un punto di forza del brand e ancora oggi è uno dei simboli più utilizzati.

Molti stilisti e molte sfilate hanno dato visibilità al rosa e alle sue nuance come nel 2012 hanno fatto Ferragamo o DKNY.

Questo colore, grazie alla moda, è stato anche protagonista di vicende importanti a livello storico e politico: come scordare lo splendido tailleur rosa di Chanel che Jacqueline Kennedy indossava il giorno in cui spararono a suo marito.

In tempi recenti il Rosa è stato spesso rifiutato e messo in discussione dalle stesse donne che vedevano in questo colore uno dei simboli della prevaricazione maschile.

Le femministe nella storia del movimento spesso hanno rifiutato il rosa, considerato un colore debole, preferendo nuance più aggressive come il rosso o il viola.

Allo stesso tempo la comunità LGBTQ+ ha iniziato a sfruttare il rosa come simbolo di ribellione verso l’immagine di “maschio” imposta dalla società. Molti stilisti da Versace a Moschino hanno usato il rosa per capi maschili, enfatizzando un corto circuito molto interessante per l’epoca.

Oggi invece, come per ogni cosa, i confini sono più fluidi. Con una minore pressione della società verso canoni preconfezionati e preimpostati le donne hanno ricominciato ad indossare il rosa e a considerarlo un colore neutro senza particolari valenze ideologiche… Gli uomini stessi hanno riscoperto questo colore anche nel guardaroba istituzionale aggiungendo capi dalle tonalità interessanti al guardaroba primavera/estate.

L’associazione rosa-donna è superata, ora il colore rappresenta la giovinezza, la freschezza e gli ideali, infatti è stato scelto come colore guida della generazione Millennials.

È interessante vedere come la percezione di qualcosa si è evoluta nelle decadi della nostra storia, influenzata da paradigmi sociali e costruzioni articolate ma comunque non assolute.

Soprattutto è affascinante notare come la Moda percepisca questi cambiamenti e li riproponga anno dopo anno, stagione dopo stagione secondo una logica di specchio della società e dei suoi mutamenti.

Di recente il FIT Museum ha ospitato una mostra estremamente interessante, tutta a tema rosa: “Pink: The History of a Punk, Pretty, Powerful Color”. La mostra purtroppo è già terminata ma qui puoi trovare un sacco di informazioni utili che secondo me sono estremamente affascinanti!

Articolo di Beatrice Mazza

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